Alibaba allo scontro di civiltà

Gli osservatori s’industriano nel vergare locuzioni roboanti per descrivere la quotazione di Alibaba a Wall Street annunciata martedì: la più grande Ipo di sempre, il gigante che fa tremare la Silicon Valley, la tigre cinese che azzanna l’America. Ma per Jack Ma, fondatore e improbabile sacerdote degli Aliren, gli adepti di Alibaba, la quotazione a Wall Street è soltanto una “stazione di servizio lungo la strada verso il futuro”, come ha scritto in una lettera agli azionisti a metà fra le visioni ieratiche di Steve Jobs e la severa saggezza dei proverbi cinesi.
15 AGO 20
Immagine di Alibaba allo scontro di civiltà
Gli osservatori s’industriano nel vergare locuzioni roboanti per descrivere la quotazione di Alibaba a Wall Street annunciata martedì: la più grande Ipo di sempre, il gigante che fa tremare la Silicon Valley, la tigre cinese che azzanna l’America. Ma per Jack Ma, fondatore e improbabile sacerdote degli Aliren, gli adepti di Alibaba, la quotazione a Wall Street è soltanto una “stazione di servizio lungo la strada verso il futuro”, come ha scritto in una lettera agli azionisti a metà fra le visioni ieratiche di Steve Jobs e la severa saggezza dei proverbi cinesi. La stazione di servizio è immagine efficace per spiegare che la discesa su Wall Street non è la conclusione del percorso, soltanto una necessaria tappa intermedia per allargare l’orizzonte del business e “sopravvivere per i prossimi 87 anni di difficoltà, pressioni e tentazioni”. Occorre “perseverare nella perseveranza” ed essere fedeli ai propri princìpi, dice Ma, per avere successo in quella che, non sfugge, non è soltanto un’operazione finanziaria figlia della globalizzazione ma è uno scontro di civiltà, faccenda geopolitica e aziendale, disfida fra modelli di sviluppo in serratissima competizione.

Il valore di Alibaba è stimato fra i 150 e i 250 miliardi di dollari, nello stesso ordine di grandezza finanziaria di Facebook e Microsoft, e i report più recenti dicono che quando arriverà a Wall Street, probabilmente alla fine dell’estate, raccoglierà più di 15 miliardi di dollari, il target circolato negli ultimi mesi, e potrebbe anche superare i 22,1 miliardi raccolti dalla Agricultural Bank of China ai tempi della quotazione a Hong Kong e Shanghai. Dalla sua Alibaba ha i profitti, punto debole di molte compagnie tecnologiche che si quotano in Borsa sostenute da investitori solidissimi, potenziale enorme e spesso fatturati impressionanti, ma dove l’utile è ancora da costruire. Nell’ultimo trimestre Alibaba ha fatturato 3 miliardi, con un utile netto di 1,3 miliardi; Amazon, per fare un paragone, nello stesso periodo ha incassato 19,7 miliardi, con un profitto di soli 100 milioni.

La questione dei profitti ha a che fare con la domanda più elementare attorno ad Alibaba, quella più complicata da affrontare: che cos’è Alibaba? Per semplificare si dice che tutto sommato è un incrocio fra Amazon, eBay e PayPal, ma il modello di business è diverso, non è basato su margini bassi e volumi alti, non si offre come soggetto che vende ai consumatori prodotti attraverso un portale con brand proprio (in stile Amazon), ma connette direttamente gli utenti con i produttori. A scavare nell’universo Alibaba si trovano decine di servizi simili a quelli prodotti in occidente (Kanbox ricorda Dropbox, Laiwang è WhatsApp, Autonavi è GoogleMaps ecc.) ma qualsiasi analogia finisce per essere inadeguata.

[**Video_box_2**]Alibaba non è la taroccatura cinese di prodotti concepiti altrove. Certo, Taobao, fortunatissima piattaforma di Alibaba, era una risposta cinese a eBay, ma Jack Ma ha personalizzato il business tanto nel senso dell’offerta quanto in quello della gestione. Qualcuno dice che il segreto del successo dei servizi di e-commerce di Alibaba è nel rapporto di fiducia che ha stabilito con i clienti. Ha introdotto i pagamenti in contanti in contrassegno su tutte le spedizioni, per permettere ai clienti di sborsare il denaro dopo avere controllato il prodotto. Il suo culto del cliente (“prima il cliente, poi il dipendente, poi l’azionista”, è un classico motto aziendale) assomiglia a quello costruito da Jeff Bezos, ma Alibaba non si occupa di logistica e di packaging, preferisce appoggiarsi al servizio postale cinese. Il 60 per cento dei pacchi spediti nel paese passano attraverso la rete di Ma, che serve oltre 230 milioni di persone, bacino vasto e con vertiginose prospettive di crescita.

Ma non sa molto di computer. Non è un ingegnere informatico o un nerd autodidatta, ma un ex insegnante di inglese figlio della Rivoluzione culturale che s’è inventato un impero dopo essere rimasto folgorato dalle possibilità della rete sulla via di Seattle. Rispetto agli Zuckerberg, ai Brin e ai Bezos, Jack Ma è un numero primo, anche se la postura da Ted talk, il linguaggio informale e il gergo geek gli conferiscono piena cittadinanza nel codice semantico della Silicon Valley. Ma ha inventato, non replicato, un modello di sviluppo all’incrocio fra finanza, servizi commerciali, social, software, e lo ha fatto con la spregiudicatezza che che è propria del leader cinese. Nel 2011 ha cambiato la struttura societaria di Alipay – il servizio di pagamenti online – con un colpo di mano, senza passare dal board dove sedevano vari partner stranieri, fra cui Yahoo, e di fronte alle iraconde lamentele dei soci allegramente scavalcati ha paragonato il suo gesto al massacro di piazza Tiananmen ordinato da Deng Xiaoping, che in Cina chiamano eufemisticamente “l’incidente del 4 giugno”, magnificando il senso politico della decisione: “In quanto amministratore delegato di una compagnia, non m’importa se è l’incidente di Alibaba o se è la fine di Alipay, a quel punto sei nella posizione di Xiaoping il 4 di giugno. Nel ruolo di massimo ufficiale in grado, doveva dare stabilità, doveva prendere questa decisione crudele”. E’ a forza di decisioni crudeli che Ma è arrivato a minacciare la Silicon Valley e a lusingare Wall Street con le sue infinite promesse di crescita. Alibaba ha bisogno di soldi stranieri per espandersi, ma in fondo concepisce la quotazione come una stazione di servizio.